L'estate delle medaglie

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L'estate delle medaglie
“Memory is a funny thing. When I was in the scene, I hardly paid it any mind” Murakami

Un po’ di tempo fa durante un’intervista mi è stato chiesto quale è stato il momento più bello dei Campionati del Mondo di Atletica Master.

In quel momento ho realizzato quanto fosse prezioso quel ricordo e quanto l’avessi messo da parte troppo in fretta, quasi fosse scontato e prevedibile.

Come se davvero fosse capitato per caso. Che stupidaggine!

Spesso mi è capitato di raccontare come la corsa sia stata per me un atto di rinascita emotiva, una ripartenza dopo le difficoltà di salute. 

Un’altra opportunità.

Quel pomeriggio sdraiata sul prato, guardando il cielo, le nuvole mi hanno sorriso. 

Ciao papà, sto bene, ti porto a casa le 3 medaglie d’oro. Si, proprio loro, quelle che hai sognato per me. Ci ho messo 30 anni, non hanno tecnicamente lo stesso valore, ma le avrai al collo al mio ritorno.

Sarebbe bastata una medaglia all’epoca o forse nessuna, ma avrei dovuto provarci. E invece non lo feci.

Quando corro la terza e ultima gara dei Campionati, il cross di 8 km, sono particolarmente tranquilla. Non lo sono mai, neppure alla partenza di una non competitiva, ma in quel parco meraviglioso di Göteborg mi sembra tutto perfetto. 

Corriamo in un parco verdissimo, l’aria è frizzante, la pioggia e il sole si alternano. Osservo i sorrisi e gli sguardi delle avversarie e poi inizio il riscaldamento tra eccitazione e ansia. Mi allontano un po’ dall’area di partenza, studio il percorso e mi godo l’atmosfera. 

E’ quella delle grandi occasioni. E io adoro le grandi occasioni.

Succede che mi ritrovo a correre fianco a fianco con una svedese, lei ha una corsa decisamente più muscolare della mia. Ci diamo il cambio nel corso dei chilometri, proviamo a strappare qua e là, ma fino agli ultimi 400 metri rimaniamo insieme. 

Non c’è verso di riuscire a prendere vantaggio su di lei. Ci provo più volte, ma lei corre accanto a me.

Non ha nessuna intenzione di lasciarmi la scena. Siamo nella sua terra, con il suo tifo.

Poi succede qualcosa. Prendo coraggio e passo in testa, mancano 400 metri, 200 metri di fango e discesa, poi una curva e il rettilineo finale. 

E lì, dopo la curva, che parte la mia corsa a perdifiato. 

Sento lo speaker che dice il mio nome. Sono all’ultimo rettilineo, Carlo perde la voce, la squadra femminile spagnola tifa per me, vedo gli atleti italiani a bordo campo emozionati. E allora corro. Corro forte.

Taglio il traguardo. La testa si svuota e mi sento leggera.

Tre medaglie d’oro ai Campionati Mondiali Master di Atletica.

Quell’istante, dopo il traguardo, è uno dei momenti più emozionanti della mia vita.

Nessun rimpianto, nessuno sguardo rivolto al passato, nessun pensiero triste. 

Lì c’è solo il mio presente. E il mio coraggio ritrovato.

Quel giorno su un bellissimo prato verde il tempo si ferma per un istante. 

E il cerchio si chiude.